Skip to main content

un progetto per dare voce alle fragilità umane nelle periferie milanesi

Eppure…

366…tasto rosso. Un giovane operaio di Rogoredo che corteggia una borghese di Brera: tu sei matto! Eppure lei è bella, anzi bellissima, credetemi. I capelli biondi e gli occhi chiari e quel sorriso…Dio, un sorriso che ti fa sentire in paradiso.
366…tasto rosso. Ma poi, scusate: si deve credere ancora, oggi, alla lotta di classe, a Marx…a tutte ste robe qui? Ma non siamo nell’ età dell’ inclusione? O forse sono solo balle…un modo per tenerci buoni, per illuderci. Certo Brera e’ Brera, però… 366…tasto rosso.
Non sapevo come si chiamasse. Non ebbi il coraggio di chiederlo a nessuno il giorno che la vidi. Eravamo a una festa a casa di un mio amico, un tizio che sta un po’ meglio di noi e che conosce qualche figlio di papà. Io restai quasi tutto il tempo della festa in silenzio. Non trovavo le parole, non sapevo cosa dire. Salutai con un cenno veloce i pochi ragazzi che già conoscevo e rimasi in disparte a guardare e osservare tutto.A un tratto mi accorsi di lei. Oddio che sorriso! Da mandare in estasi. Restai a guardarla a lungo evitando che si accorgesse di me. A ripensarci adesso ho i brividi.
366…tasto rosso.
Via Formentini, Brera. Riuscii a sapere l’ indirizzo e il numero di telefono da una delle poche amiche che ho e che l’ aveva conosciuta tramite un’ altra ragazza del nostro quartiere. Mi disse che non era una snob, un po’ diversa da tutti i fighetti di quella zona. Questa cosa me la rendeva ancora più simpatica. Ma come poteva un operaio di Rogoredo arrivare in via Formentini? Con la macchina, no? Uè sei mica scemo? Lo so che ti sei comprato un Pandino coi primi risparmi. No, ti dico: come fai ad arrivare lì in quel mondo di bauscia che in un giorno fanno affari quanto tre anni di stipendio! 366…tasto rosso.
Però era dolce. Aveva un timbro musicale, sottile. Me ne accorsi mentre parlava in un gruppo di ragazzi e ragazze vicino al buffet. Ero bloccato dall’ imbarazzo. Feci appena in tempo ad ascoltare la sua voce e poi svicolai lentamente.
366.

Giuseppe Zullino